Il fanciullo selvaggio dell’Aveyron

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Quando si parla di scuola e di educazione non può mancare un salto nel passato, fra i precursori della pedagogia speciale. Fra questi Jean Itard (1774 – 1838), un giovane medico influenzato dal sensismo, ha di certo un approccio pedagogico innovatore. Per capire basta andare a leggere ‘Il fanciullo selvaggio dell’Aveyron’, una raccolta di scritti di Itard su un fatto di cronaca accaduto all’inizio del 1.800.

L'intuizione di Itard

Nell’Aveyron (in Francia) è stato scoperto un ragazzino di circa 12 anni che pare sia cresciuto fra i boschi. Il ragazzino era già stato avvistato negli anni precedenti ma viene ripreso appunto nel 1.800. Il ragazzo sembra incapace di parlare, abituato a mangiare radici e ghiande e apparentemente interessato solo a pochi bisogni fondamentali (mangiare, dormire, correre fra i boschi). Il ragazzo viene portato a Parigi, dove Pinel (uno fra i maggiori alienisti di allora) lo reputa affetto da idiozia congenita e dunque non educabile. Itard riesce però a esaminare il fanciullo e ha un pensiero diverso. Lo scrive bene nella sua introduzione Paolo Massimi: “(…) occorre distinguere tra l’idizioia congenita, dovute a lesioni organiche, e quella derivante da prolungato isolamento o, come oggi diremmo, dalla deprivazione socio culturale”. (Massimi, Introduzione a fanciullo selvaggio dell’Averyron, trad.it., Roma, Armando editore, 2007, p.8). Itard parte quindi dalle osservazioni sul ragazzino, si pone degli obiettivi, delle strategie, degli strumenti e poi valuta i risultati ottenuti, riprogettando le varie attività. Gli obiettivi che Itard si pone sono cinque: fargli amare la vita in società, rendendola più simile a quella che aveva lasciato; risvegliare la sensibilità nervosa; estendere la sfera dei suoi bisogni e delle sue idee, moltiplicando i suoi rapporti con chi lo circonda; condurlo all’uso della parola ed esercitare le operazioni della mente, partendo dagli oggetti dei suoi bisogni fisici per poi arrivare alla sua istruzione. Inizia quindi a lavorare con il fanciullo, osservandolo. Non è il caso di togliere il gusto di leggere nero su bianco il lavoro che Itard compie sul ragazzo. Solo per citare qualche esempio, Itard nota una scarsa sensibilità degli organi sensoriali, compresa la sensazione di caldo e freddo sulla pelle. Dopo alcune azioni, come esposizioni al freddo e bagni caldi, il ragazzo impara a vestirsi. Stessa cosa anche per quanto riguarda i giochi: Itard attira la sua attenzione, parte gradualmente nelle attività, collega l’attività a una situazione piacevole per il ragazzo e solo dopo cerca di togliere l’aspetto del bisogno. Non è questa la sede per scrivere una relazione di pedagogia. È però interessante, mi pare, leggere l’innovazione nel passato anche nel campo dell’educazione.

Il gioco esperimento di Itard

Sara Riboldi