Pestalozzi e l'educazione al popolo

Libri

Quando si parla di diritti, non si può evitare di parlare del diritto all’istruzione e all’educazione. Entrambi sono concetti sui quali si è dibattuto a lungo nel corso del tempo ma c’è un nome, forse poco a noto alla maggior parte delle persone, cui vale la pena dare spazio: Johann Heinrich Pestalozzi (1746-1827).

Educare il popolo

Nei suoi scritti emerge chiaramente la volontà di educare il popolo. “Volevo assolutamente con l’attività della mia vita esercitare influenza sulle condizioni culturali del popolo della mia patria, che mi addoloravano nel profondo del cuore”, scrive Pestalozzi ne ‘Il canto del cigno’. Un suo punto fondamentale riguarda la necessità dell’educazione del popolo e del povero. Lo scopo dell’educazione, secondo l’autore, è “preparare alla vita” e all’autonomia un allievo di qualsiasi ceto sociale. “Non abbiamo alcun diritto – scrive – di limitare a qualsiasi uomo la possibilità di sviluppare tutte le proprie facoltà”. Insomma, Pestalozzi riconosce fattori importanti. Primo: la necessità di un’educazione per tutti. Secondo: l’importanza di vedere e di conseguenza di sviluppare le facoltà e le potenzialità dei ragazzi, in modo costante e graduale. Un’educazione che inizia nella famiglia e che prosegue con la scuola.

Educazione alla donna

Altro nodo centrale: l’educazione della donna. Anche sotto questo aspetto Pestalozzi si rivela estremamente moderno, in netto contrasto con la concezione che si aveva della donna nel suo tempo. “È un pregiudizio quello di credere che nella donna l’apprendimento del sapere e l’educazione dell’intelletto non debbano avere molta profondità e ampiezza”, perché altrimenti la donna perderebbe in semplicità. Insomma, la donna – anche in funzione del suo ruolo dominante nell’educazione del bambino – deve avere un’adeguata preparazione. Il ruolo della famiglia nell’educazione è fondamentale, così come lo è la riflessione sulla necessità di educare il popolo.

I diritti da rispettare

Ecco allora che anche oggi Pestalozzi assume un ruolo fondamentale e moderno. Sono tre – sostanzialmente – i diritti fondamentali che i suoi scritti aiutano a ricordare: il diritto dei bambini ad avere un’educazione che sviluppi le loro potenzialità, il diritto delle donne a essere considerate per come sono e il diritto di tutti a ricevere un’istruzione. È dalla diffusione dell’educazione e della cultura che nascono i reali cambiamenti e che ognuno può avere un’opportunità migliore. Vale la pena ricordarlo, sempre.


Sara Riboldi