Magnago - Matrimoni civili fuori dai locali del Comune

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Magnago - Matrimoni civili fuori dalla sede comunale. È questa la proposta del Movimento 5 Stelle di Magnago e Bienate presentata attraverso una mozione in consiglio comunale. Mozione che però è stata bocciata dall’attuale gruppo di maggioranza guidato dal sindaco Carla Picco.

La mozione

La mozione riguardava l’apertura di una manifestazione di interesse da parte di proprietari o aventi titolo di luoghi di pregio storico, culturale, ambientale o di luoghi di particolare bellezza attrattiva ai fini turistici (per esempio, agriturismi, strutture ricettive, siti di pregio storico-ambientale) per destinare una porzione degli spazi di cui sono titolari - presenti nel territorio comunale, in comodato gratuito - in uso al Comune di Magnago per la sola celebrazione di matrimoni con rito civile. Dunque matrimoni fuori dalla consueta sede dove oggi si celebrano i matrimoni civili magnaghesi: la sala consiliare.

Emanuele Brunini: "Porterebbe a vantaggi per la comunità".

“La proposta prende in considerazione una tematica sociale estremamente importante – spiega il capogruppo pentastellato di Magnago, Emanuele Brunini – la cui modalità di gestione che abbiamo suggerito può portare indubbiamente vantaggi per tutta la nostra comunità. Ovviamente tale richiesta nasce dal fatto che sul nostro territorio esistono delle attività commerciali di natura privata che si prestano alla celebrazione di matrimoni con rito civile solo in termine figurativo, in quanto attualmente non hanno la possibilità di rendere ufficiale tale procedura. Da un punto di vista legislativo, i Comuni possono disporre, anche per singole funzioni, l'istituzione di uno o più separati uffici dello Stato civile. Avere a disposizione un'importante realtà commerciale collaudata per lo svolgimento di matrimoni ufficiali fuori sede comunale sarebbe indubbiamente una importante fonte di entrata economica per lo stesso comune e in diversi comuni d’Italia tale possibilità viene sfruttata ampiamente. Ecco perché abbiamo chiesto di avviare un percorso completamente trasparente, aprendo la possibilità a tutti i soggetti interessati di ottenere questa condizione, mediante quindi l’apertura di un avviso pubblico esplorativo. È evidente che oltre ad essere una proposta volta ad incrementare le voci di entrata economica, dare questa possibilità assumerebbe una importante presa di posizione a sostegno delle realtà commerciali interessate, che attualmente si trovano un vincolo di natura comunale che gli fa perdere competitività rispetto ad altre realtà in territori differenti, senza dimenticare il concetto legato a un ammodernamento morale e giuridico nella tematica dei matrimoni civili. È stata persa una grande occasione”.

La motivazione del Comune

La risposta negativa da parte della maggioranza risiede nella norma dell’articolo del codice civile che regola i matrimoni (articolo 106). Secondo le norme i matrimoni civili devono essere celebrati nella casa comunale, cioè un edificio che sia stabilmente nella disponibilità dell’amministrazione per svolgere servizi che abbiano carattere di continuità e di esclusività. Dunque, non rientrerebbero – secondo la giunta – le sedi di privati al difuori della proprietà comunale. Forse una motivazione un po’ troppo legata alla burocrazia quella della maggioranza, anche perché la collaborazione tra pubblico e privato oggi diventa fondamentale per la crescita economica del paese.


Sara Riboldi