Giornalisti: nuove regole

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Approvate le linee guida per la riforma dell’Ordine dei Giornalisti. La notizia sta rimbalzando sui principali organi di stampa. In una società dove il giornalismo è sempre più in crisi e minacciato e dove molti giornalisti restano a galla in una giungla fatta di basse retribuzioni, intimidazioni e lotte quotidiane per ‘portare a casa la pagnotta’, l’Ordine risponde alle discussioni governative in merito all’Ordine stesso. La riforma però deve passare dal Parlamento. Ma in cosa consiste? Vediamone i punti principali.

Le nuove regole

Intanto ci sarebbero nuove regole per l’accesso alla professione. All’albo del giornalismo professionale si accede dopo una laurea di almeno primo livello conseguita nell’ambito dei Paesi di Unione Europea, seguita da una pratica giornalistica da svolgersi all’interno di un corso universitario annuale o da un master di giornalismo post laurea già riconosciuto dall’Ordine. Alla fine del percorso formativo, l’aspirante giornalista dovrà sostenere un esame di idoneità professionale. Chi ha svolto o sta svolgendo, nel momento in cui la riforma entrerà in atto, il periodo di praticantato previsto dalla vecchia normativa potrà accedere all’esame di idoneità. Fino a quando i nuovi percorsi non saranno effettivamente attivi, si potrà comunque fare domanda per l’iscrizione all’elenco dei pubblicisti. Anche nel periodo di transizione, però, per diventare pubblicisti potrebbe servire la laurea di primo livello e lo svolgimento di attività giornalistica retribuita per due anni (aspetto questo ultimo già presente. La novità consisterebbe nella laurea, oggi non necessaria). Il biennio potrebbe iniziare con la presentazione di apposita domanda e ogni sei mesi l’aspirante pubblicista dovrebbe produrre la documentazione contabile dei pagamenti ricevuti e il riscontro dei corsi di formazione deontologici organizzati dall’ordine. Al termine del biennio ci sarà un colloquio da superare. Altra novità. Entro due anni dell’entrata in vigore della legge, si valuterà l’opportunità di proseguire o meno con le iscrizioni nell’elenco dei pubblicisti. Si prospetta quindi l’adozione di un Albo unico.

Un solo Albo

Se venisse adottato l’Albo unico, i professionisti saranno direttamente registrati nel nuovo Albo. E i pubblicisti? I pubblicisti dovranno svolgere un corso di formazione di sei mesi per poter accedere all’esame di idoneità. La richiesta però può essere presentata entro 5 anni dalla delibera dell’Ordine. Con l’Albo unico sarebbe anche superata l’esclusività professionale e cioè gli iscritti potrebbero svolgere attività diverse da quella informativa purché queste non rientrino in conflitto d’interesse con l’attività giornalistica e purché questa rimanga prevalente. Sarà anche istituito il registro degli uffici stampa, in cui operano solo giornalisti iscritti all’albo.

Il commento

Tanta carne al fuoco. Molte novità, per esempio l’introduzione della laurea, sarebbero auspicabili ma sono tanti i puri da chiarire, soprattutto per quanto riguarda i giornalisti o i pubblicisti che hanno all’attivo solo collaborazioni e o che comunque hanno un basso riscontro economico. Insomma, per tutto quell’universo didi persone che scrivono per passione e che non abbandono per passione, facendo i salti mortali per far quadrare i conti a fine mese e che non hanno la possibilità, pur magari essendo bravi e ricchi di competenze, di far parte del mondo chiuso delle redazioni.


Sara Riboldi