Accam, il punto su cause legali e assicurazione
5 Stelle: "Presa di responsabilità dai sindaci soci"

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Accam, punto in consiglio comunale sulle controversie legali e sulla polizza assicurativa dopo le interrogazioni presentate da Emanuele Brunini (Movimento 5 Stelle) e Mario Ceriotti (Amministrare Insieme 2.0). Dopo le risposte della società fornite in consiglio, il Movimento 5 Stelle di Magnago e Busto Arsizio rilascia un comunicato stampa: "Ci aspettiamo una presa di responsabilità da parte dei sindaci soci".

Le controversie legali

Ripercorrere in modo approfondito tutti i contenziosi legali risulta difficoltoso per la loro complessità e forse poco utile. Per tirare le fila, i procedimenti attualmente in corso sono la causa penale a seguito dell'inchiesta 'Mensa dei poveri'. Nella risposta fornita dal presidente del CdA di Accam al Comune e ai consiglieri di minoranza si legge: "Accam si è costituita come parte offesa contro i soggetti che dalle risultanze dell'inchiesta e dopo un eventuale rinvio a giudizio dovessero essere imputati nel processo penale di primo grado. Dopo una prima udienza lo scorso 25 maggio, si attende quella del 12 novembre prossimo". Inoltre è aperto un contenzioso con il gestore dell'impianto "per i danni conseguenti dell'incendio del 14 gennaio 2020". Il presidente rimanda all'altra risposta sulla polizza assicurativa in cui si approfondisce il tema dell'incendio. In sostanza, Accam ritiene che i danni alla parte generazionale di energia elettrica siano da ascrivere al gestore dell'impianto. La prima udienza al Tribunale civile di Milano è prevista per il prossimo 14 ottobre. Altro procedimento di cui Accam dà conto è quello con COMEF. In questo caso Accam ha deciso di proporre ricorso per Cassazione, a seguito della sentenza della Corte d'Appello che non ha accolto la domanda di risarcimento a favore di Accam.

La questione della polizza assicurativa

Per quanto riguarda il mancato rinnovo della polizza assicurativa 'all risk', il presidente del CdA spiega che la decisione era stata presa nel 2016 ma che "la Società è sempre stata coperta rispetto agli altri rischi attraverso polizze separate". Il ripristino della polizza - secondo quanto si legge nel documento - era stato previsto tra il 2019 e il 2020 e nel febbraio 2020 è stata avviata un'indagine di mercato per arrivare all'affidamento della copertura assicurativa. "A oggi 4 compagnie si sono dette non disponibili ad assumersi il rischio. Una compagnia ha declinato l'invito a partecipare alla gara, adducendo come motivazione proprio l'evento del 14 gennaio 2020 e un'altra ritiene che siano presenti elementi di incertezza, quali la situazione di bilancio, il fatto che l'impianto sia gestito da un soggetto terzo e il ridotto orizzonte temporale di vita dell'impianto stesso, tali da rendere problematica la valutazione dei fattori di rischio. Sempre a oggi, sono invece 3 le compagnie che potenzialmente potrebbero essere interessate a partecipare alla gara, anche se il tutto dipenderà dalle condizioni di polizza e dell'ammontare del premio che verrà messo a gara". Alcune compagnie non hanno dato riscontro mentre altre hanno comunicato di avere in corso le valutazioni. Infine si legge la previsione di "un quasi certo sostanziale e significativo incremento dell'ammontare del premio rispetto alla cifra già notevole (400.000 euro) appostata a bilancio".

Movimento 5 Stelle in campo

Di fuoco il comunicato emesso dal Movimento 5 Stelle di Magnago e Busto Arsizio, che riportiamo parzialmente: "Un nuovo piano industriale è stato proposto da Accam ai suoi soci; il quale prevede, alla luce delle ultime valutazioni economico-finanziarie, un ulteriore prolungamento della vita dell’inceneritore fino al 2032! Ci chiediamo come sia possibile che dopo anni di studi questa società non riesca a proporre nient’altro che continuare a incenerire a tempo indeterminato". E ancora i grillini lanciano una neanche troppo velata provocazione ai sindaci soci: "L’Europa e l’Italia puntano tutto su una svolta green che verrà spinta anche dai fondi del recovery fund; vorremmo chiedere ai lungimiranti amministratori di Accam e ai sindaci soci se in questa visione ormai consolidata di sostegno alle politiche di riqualificazione ambientale gli inceneritori hanno un futuro, se a loro giudizio è più probabile che i fondi verranno indirizzati agli inceneritori o a impianti che possano recuperare e riciclare i materiali".

Il commento di Emanuele Brunini

In riferimento alla situazione precedentemente espressa, commenta Emanuele Brunini: "E' una situazione che evidenzia come le compagnie assicurative stiano valutando Accam come un investimento troppo rischioso; sono infatti evidenti i problemi che interessano la gestione della società dalla obsolescenza degli impianti ai problemi di bilancio, passando per la manutenzione ordinaria affidata a una società esterna, Europower, contro cui oggi Accam ha avviato un contenzioso proprio a seguito dell’incendio delle turbine. Proprio da una mia interrogazione riguardante le cause legali in corso è emerso che il contenzioso tra Accam e Comef (la società che aveva pignorato il conto bancario di Accam) si è concluso con la conferma di risarcimento verso Comef e che la Corte d’Appello ha rigettato la sospensiva del pignoramento del conto corrente; una débâcle su tutta la linea che probabilmente condurrà ad un’altra perdita milionaria per Accam. Insomma si conferma in vari ambiti una situazione societaria disastrosa e complicata, a lungo termine”. 

Il commento di Claudia Cerini

Attraverso la consigliera del Movimento 5 Stelle di Busto Arsizio, Claudia Cerini, i grillini stanno anche chiedendo approfondimenti sia riguardo l'incendio sia lo smaltimento di scorie e ceneri: "E' stato chiesto di potere avere la perizia dell’incendio e inoltre ho presentato un’interrogazione per avere evidenza dello smaltimento delle scorie, perché non dobbiamo dimenticare che il rifiuto bruciato non sparisce del tutto, ma una parte deve essere smaltita in siti speciali per rifiuti pericolosi. Sfatiamo il mito che considera l’incenerimento un trattamento green solo perché recupera qualche kW di energia all’anno. Le fonti rinnovabili sono ben altre e con meno danni correlati per la salute e l’ambiente. Bisogna seriamente avere la forza di ammettere che questo impianto è arrivato al capolinea, tanto più oggi che l’impianto di Borsano sta spostando la sua mission sempre di più sui rifiuti speciali (anche extra regionali) e sempre meno sui rifiuti urbani.”  Infine si legge nella nota stampa: "Ci aspettiamo quindi una presa di coscienza e di responsabilità da parte dei sindaci soci, verso una vera e immediata svolta: se non ci sono più le risorse e i presupposti l’impianto deve essere chiuso. La Regione [...] chiarisca qual è la vera intenzione della Lombardia nella gestione dei rifiuti e s’impegni a investire i soldi della bonifica già promessi, oltre a contribuire per la chiusura dell’impianto".


Sara Riboldi

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