EDITORIALE - L'unicità e l'umanità sul palco di Sanremo

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Ogni tanto bisogna sapersi fermare e guardare oltre quello che si vede con gli occhi. Bisogna aprire la mente e mettersi in ascolto dell’altro, guardare una persona – per dirla come Rogers – come se fosse un tramonto.

Tuttavia, guardare una persona con lo stesso stupore di come si guarda un tramonto oggi sembra essere quasi impossibile. Ecco allora che dietro le norme sociali che invocano al rispetto, al dialogo, ad accettare l’altro, partono gli episodi di bullismo, di body shaming, di parole che spezzano l’anima di chi le riceve. È quanto accaduto al cantante Gianluca Grignani, dopo la sua partecipazione al festival di Sanremo insieme a Irama. Una serie di commenti sui social che accartoccerebbero l’anima di chiunque.

Ho trovato la partecipazione di Gianluca Grignani e Irama vera e umana. La dimostrazione di amicizia di Irama, la voglia di Grignani di ritrovare il suo pubblico: l’umanità portata sul palco. Spesso la società chiede sempre di essere perfetti, come se non fosse concesso mostrare le nostre fragilità, i nostri desideri, le nostre paure. Ed ecco che allora ci mettiamo degli scudi, delle maschere pirandelliane... facciamo in modo di essere 'Uno, nessuno e centomila". Già perché spesso l'unicità non è più rispettata. Allora succede che quando le cose iniziano a non girare più per il verso giusto, ci si inizia a sentire quasi inghiottiti dai noi stessi, dai nostri dolori, dalle nostre fragilità, che invece andrebbero abbracciate e coccolate. E fare quel passo verso l'ignoto che ci permetterebbe di risalire diventa difficile, perché in fondo restare fermi ci fa sentire protetti.

Anche io ho attraversato un periodo buio, dove mi sembrava di essere inghiottita da me stessa, dove non sapevo più quale strada percorrere, dove le lacrime mi consumavano. A nulla servivano i ‘basta piangere’ delle persone vicine; alle volte più si cerca di nascondere paure e fragilità e meno si riesce a ritrovare la via. Poi, un giorno, ho avuto un incontro con una persona con una disabilità intellettiva, per caso. Ho visto questa persona abbracciare se stessa, con tutte le sue fragilità; l’ho vista ascoltare senza maschere e senza mettere maschere ad altri. E allora ho capito che il segreto non stava nel rifiutare paure e fragilità ma nell’accettarle. Le ho abbracciate, le ho coccolate, ho dato loro lo spazio di cui avevano bisogno, le ho ascoltate. È da lì che è iniziata la risalita. Perché non si può essere perfetti e non si può chiedere agli altri di esserlo. Da lì ho trovato il coraggio di fare quel salto verso l’ignoto che mi ha permesso di risalire, di ritrovare la strada. Perché in fondo, se restare fermi fa sentire protetti, saltare oltre le nostre paure senza rinnegarle fa trovare tutti i nostri sogni ma anche cogliere quei cambiamenti che ci fanno stare bene. Forse non protetti, ma bene.

Grignani e Irama hanno trovato il coraggio di fare quel salto verso l’ignoto, abbracciando le loro paure ma oltrepassandole. Hanno creato quell'opportunità di cambiamento che solo chi cammina, chi salta, chi ha il coraggio di andare oltre maschere e montagne apparentemente insormontabili riesce a fare. Regalare a noi stessi un’opportunità di cambiamento è il regalo più bello che ci possiamo fare. Regalarla agli altri è il dono più prezioso che si possa fare. Chi ha scritto tutte quelle cattiverie su Grignani o chi le scrive verso qualsiasi altra persona, forse dovrebbe fermarsi un attimo e guardare oltre. Non è questione di moralità e neanche di dare lezioni. È questione di fermarsi un attimo e pensare. Pensare che le nostre parole possono accartocciare altre persone, possono togliere oppure regalare – a seconda di come si usano - quella possibilità di cambiamento che può rendere sereni e autentici, senza maschere.

Sara Riboldi

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